Un tuffo nella storia dei musical

Il cinema sonoro nasce nel 1927 e non parla soltanto, canta. Il primo film sonoro si chiama Il cantante di Jazz, con l’allora famoso Al Jolsol, che parla pochissimo, perché il film è in gran parte muto con le didascalie, ma canta ben otto canzoni, e quindi il film sonoro nasce come musical, uno dei generi che caratterizzeranno il cinema hollywoodiano. Il musical diventa subito, durante gli anni 30, gli anni della Grande Depressione, uno degli elementi di maggior successo dello spettacolo cinematografico, assumendo caratteristiche che, se derivano dallo spettacolo teatrale, una propria identità che ne fa l’emblema del cinema di intrattenimento. Proprio la crisi spinge gli americani a dimenticare le proprie miserie osservando il lusso e la leggerezza delle commedie musicali, dalla fragilissima struttura narrativa e prive di spessore psicologico, tutte concentrate nella spettacolarità dei numeri musicali. Sono gli anni di Fred Astaire e di Ginger Rogers, coppia emblematica, che tra lussi e sfarzi finiscono le loro schermaglie amorose in grandi numeri. La telecamera balla con i protagonisti, si muove nelle diverse direzioni intrecciandosi con loro, e se pur conserva l’impostazione da palcoscenico, inizia a rompere lo schermo. Ma il grande rivoluzionario di questo periodo è Busby Berkeley, che fa coreografie grandiose con centinaia di ballerini, spazi enormi, movimenti di macchina che davvero scoprono uno spazio nuovo.

Gli anni 40, straordinari per il cinema americano, non sono anni da musical, che solo negli anni 50 trova una nuova dimensione. I film non sono più dedicati al grande mondo dell’alta borghesia, ma investono persone normali, con le loro piccole problematiche. Caratteristica comune a molti dei film musicali dell’epoca è la riflessione sul mondo dello spettacolo. I due più belli e famosi sono Cantando sotto la pioggia di Stanley Donen, con la star musicale del decennio, il grandissimo Gene kelly, che sostituisce la sua forza acrobatica all’eleganza della star degli anni 30, Fred Astaire. Film che parla del passaggio dal cinema muto a quello sonoro, con ironia e amore. Ma Astaire recita e balla, a più di cinquant’anni, nell’altro capolavoro, Band Wagon, di Vincente Minnelli, che invece racconta della messa in scena di uno spettacolo teatrale. In tutti e due balla la bellissima Cyd Charisse, dotata delle più belle gambe del mondo, forse la più straordinaria interprete femminile del genere.

Negli anni successivi il musical non riesce più a avere continuità: ci sono ancora una serie di film che fanno epoca, da Hair a Jesus Christ, o i più recenti Moulin Rouge o Chicago, ma il genere non decolla più, troppo costoso e difficile da realizzare.