Brand Journalism, un libro spiega cos’è.

Nell’era dell’informazione anche il modo di fare pubblicità ad un prodotto o azienda sta cambiando radicalmente. Recentemente è entrato nel gergo tecnico giornalistico un termine anglosassone che racchiude in sé il nuovo paradigma del promuovere: BrandJournalism, e l’azienda Anima In Corporation  al cui capo troviamo il dott. Remo Bassetti ne è una degna rappresentate.

I principi che stanno dietro a questo neologismo sono descritti con rigore e completezza nel libro di Remo Bassetti, dal titolo “L’identità culturale delle aziende“, edito da FrancoAngeli. All’interno del volume, il lettore ha modo di comprendere l’importanza per il successo economico di una azienda della costruzione di una propria identità precisa e strutturata. Una sorta di biglietto da visita del brand che però va ben oltre i limiti della semplice pubblicità tradizionale del prodotto, fatta di slogan ad effetto e, per mezzo della tecnologia dell’immagine, anche di sofisticati espedienti visivi accattivanti. Si tratta invece di presentare l’azienda in modo accurato e completo, seguendo una precisa linea descrittiva che possa evidenziare i caratteri distintivi del gruppo rispetto ai suoi principali competitori.

Il giornalista dell’impresa, ossia il Brand Journalist, è consapevole del fatto che l’utente moderno è più attratto dall’informazione e dall’approfondimento di ciò che vede, legge ed ascolta. Inoltre, il maggior livello medio culturale raggiunto oggi dalla popolazione rispetto al passato consente ad un numero sempre più alto di persone di accedere ad informazioni sempre più dettagliate e comprenderne appieno il significato all’interno del contesto generale. Da qui deriva soprattutto la maggior facilità con cui si può instaurare il rapporto informativo tra azienda e cliente. Un rapporto profondamente diverso rispetto a quello di qualche decina di anni fa, quando era sufficiente conoscere il nome dell’azienda e la tipologia dei loro prodotti per ottenere un effetto sul mercato. L’utente odierno ha desiderio di conoscere anche ciò che sta dietro al prodotto e proprio su questa maggiore curiosità, il Brand Journalist costruisce il proprio lavoro.

Parlare dell’azienda, della sua storia e della sua vita dentro e fuori dai processi produttivi consente al lettore di instaurare un rapporto privilegiato con essa, un legame non sempre consapevole ma concreto che affonda le proprie basi sul substrato culturale delle persone. Come spiega lo stesso Bassetti nel suo libro, la formazione di un preciso profilo informativo dell’azienda è il presupposto per trasmettere un’immagine di sé forte e profonda, in grado di rimanere a lungo nella mente della gente e di prestarsi a valutazioni che portano l’azienda stessa anche in un contesto esterno al suo campo di attività.

L’attività di Brand Journalism gode oggi di tutti i vantaggi dell’era informatica e della interconnessione permanente di tutti i dispositivi di comunicazione, quindi, delle persone. Questo favorisce enormemente la discussione collettiva senza interruzioni, su ogni sorta di argomento e opinione, nonché la formazione di nuove idee e correnti di pensiero sulle quali cercare di far correre nella direzione voluta anche l’immagine dell’azienda che il Brand Journalist si impegna a descrivere e raccontare. Inutile sottolineare che il BrandJournalism punta ad occupare spazi importanti all’interno dei social network, ossia quegli ambiti virtuali della comunicazione e conoscenza maggiormente frequentati dagli utenti della rete. All’interno dei social network si concretizza inoltre in modo estremamente efficace il processo di elaborazione delle opinioni collettive, cavalcando le quali l’azienda può rafforzare la propria immagine e raggiungere rapidamente una vasta popolazione di utenti.

Le strategie del Brand Journalist sono diverse, ma mirano tutte sostanzialmente a raccontare e, soprattutto, seminare spunti alla discussione collettiva affinché si sviluppi l’argomento desiderato e quindi si allarghi l’immagine aziendale in tutte le sue sfaccettature. L’obbiettivo ultimo rimane quello di far ricordare il più possibile il brand in modo che lo stesso prodotto si rapporti con il cliente in maniera meno fredda e distaccata, ma rappresenti invece un oggetto fidato, nel quale lo stesso consumatore può trovarci elementi comuni con il proprio modo di essere.

A quest’ultimo traguardo, come sottolinea più volte Remo Bassetti, si perviene esclusivamente producendo e diffondendo informazioni dell’azienda strutturate ed in grado di fungere da argomento di discussione nel maggior numero possibile di contesti tematici diversi. Si comprende pertanto il motivo per il quale il giornalista dell’impresa, nella sua attività di descrizione e narrazione, deve entrare all’interno dell’intera organizzazione nonché nei suoi rapporti con gli altri interlocutori non solo economici. Alla presentazione dell’azienda sono dunque associati valori ed opinioni che travalicano il singolo ambito commerciale.

Con il termine di Journalism si vuole però ricordare che tutto questo lavoro è condotto con obiettività e distacco professionale, poiché è appurato che questo approccio appare oggi più credibile agli occhi del lettore finale. Il giornalista non deve infatti trasmettere una propria opinione personale in merito a quanto descrive ovvero deve mantenere un atteggiamento diametralmente opposto a quello del classico spot pubblicitario. L’approccio del Brand Journalim è in pieno stile giornalistico, ma condotto in maniera forse più sofisticata, poiché persegue un obiettivo preciso e altrettanto complesso: far riflettere per arrivare ad una conclusione positiva, forte e radicata per l’immagine dell’azienda di cui si parla.